Piotta (Tommaso Zanello)
‘NA NOTTE INFAME
La Grande Onda, 2024

di Michele Neri

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Quando ho ascoltato per la prima volta, appena uscito, questo album di Tommaso “Piotta” Zanello all’inizio di marzo del 2024, sono rimasto subito molto colpito, affascinato. Però non ho compreso subito la portata e il valore dell’album e quanto mi avrebbe segnato.

Io e Tommaso abbiamo quasi la stessa età e anche Fabio, il fratello che ha ispirato e guidato “a distanza” l’intero lavoro, aveva un paio d’anni più di me.

Forse anche per questo quello che Tommaso canta in questo disco di straordinaria intensità, io l’ho vissuto, l’ho visto spesso da vicino. Ho perso amici per la droga o per la violenza politica e sociale  dilagante di quegli anni.

Questo disco è cronaca ed emozione, racconto e resoconto. Dentro ci sono le lacrime per aver perso un fratello, la vibrazione di condividere ancora una volta le parole con lui, gli amici di sempre, il grande gusto per le rime, per le barre, i ritmi e le metriche perfette.

Il personale si mescola perfettamente con il racconto degli eventi. Sembra di vedere Fabio Zanello trovarsi quasi sulla linea di tiro del commando neofascista che il 28 maggio del 1980, davanti al liceo romano Giulio cesare, giustiziò il poliziotto Francesco Evangelista conosciuto come Serpico.

Tommaso era in una scuola a pochi metri da lì e nella stessa scuola c’era il figlio di Serpico, una tragedia nella tragedia. L’inizio del disco, proprio la canzone Serpico con Federico Zampaglione dei Tiromancino, accomuna subito Fabio e Tommaso – dieci anni di differenza tra i due – i cui percorsi si intrecciano ancora nelle canzoni.

Sono bellissimi e commoventi gli omaggi che Piotta dissemina lungo tutto il disco: ‘Na notte infame con la partecipazione di Militant A degli Assalti Frontali. Professore, ambientata tra Casilino e Pigneto dove Fabio insegnava ai ragazzi stranieri. Poi ci sono la dolorosa Se se se se, il recupero della vecchia Ognuno con un sé (con Primo Brown) e la bellissima Io non ho paura in cui interviene Ginko della Villa Ada Posse.

Anche le altre canzoni legano benissimo con l’intensità del resto della scaletta, ovvero le conclusive Figli di di un temporale e L’amore cos’è? E di amore in questo disco ce n’è davvero tanto e non solo quello per un fratello perduto. Anche quello per la vita, per la compagna, per Roma, ecco per Roma, la città dove tutto questo accade o è accaduto. In ognuna di queste canzoni c’è Roma: sullo sfondo, in primo piano, di traverso. In ogni nota e in ogni frase.

Come bonus track Tommaso ha inserito la sua versione, uscita già da qualche tempo, di Lella, storica canzone ormai divenuta standard di Edoardo De Angelis e Stelio Giccapalli che Piotta aggiorna con una parte finale di testo in cui il femminicida torna sul crimine commesso a distanza di anni.

Ma Tommaso non lo fa pentire, sarebbe stato facile. Non c’è un’assoluzione cercata ma solo la conferma del suo animo balordo.

Si chiude così questo disco di livello stratosferico che Piotta ha prodotto assieme a Francesco Santalucia, ma non si possono toccare i due momenti forse più toccanti e intensi del disco.

L’apertura dei due lati dell’edizione in vinile sono affidati a due registrazioni di Fabio Zanello che legge il suo poema Ode Romana.

Sulla voce del fratello, Tommaso Piotta inserta una base sobria ma decisa e parti cantate che rendono tutto il disco più chiaro. Tutto il dolore più comprensibile, tutto l’affetto di fratello più luminoso.

(da Ardisc, maggio 2025)

fotografia di Alfredo Villa

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