Ho ascoltato Marina Mulopulos dal vivo per la prima volta nel 2018, al Teatro Cimarosa di Aversa dove riceveva il Premio Bianca d’Aponte International.
A vederla… una semplicità disarmante: poche parole e look sobrio. Quando ha aperto bocca e ha emesso i primi suoni è stato tutto chiaro. Se si ha in dono uno strumento vocale come il suo, non serve altro sul palco: basta salire e cantare.
Ed è così che il suo set mi ha inchiodato alla poltrona, investita da commozione e una strana euforia, come se avessi appena scovato un tesoro nascosto sul fondo del mare.
Ho acquistato subito la sua musica con il desiderio di goderne ancora. DISTICHÓS è l’album d’esordio in qualità di cantautrice di Marina Mulopulos, italo-greca, già voce di Almamegretta, Autobam, Acustilak, Malfunk, Neem. Questo progetto discografico è scritto e suonato in collaborazione con Paolo Del Vecchio, musicista partenopeo di grande spessore.
Dieci tracce cantate in lingua greca, dieci viaggi intorno al mediterraneo che partono dalla tradizione, rendendo omaggio alla terra del padre, per arrivare al substrato culturale e musicale delle terre arabe, della più estesa cultura ellenica, del nord africa.
Il timbro di Marina, evocativo e spesso accostato al nome di Demetrio Stratos con il quale condivide certamente le origini ma anche la capacità di “giocare” e sperimentare tutti i registri della voce, ha qualcosa di doloroso e intenso. Una polvere che ci costringe a guardare cosa abbiamo nascosto sotto il tappeto dell’anima, indagandoci e che ci fa sperare in un mondo migliore.
Le melodie delle composizioni arrivano dirette e le armonizzazioni vocali, se pur di costruzione complessa, a tratti inaspettata, suonano avvolgenti, quasi a rassicurare chi sta viaggiando su questa carovana sonora, colorata di chitarre, bouzouki, percussioni tradizionali accostate a un uso parsimonioso di elementi di musica elettronica.
Un album fuori dal tempo, difficilmente etichettatile, non solo e non appena “popular music”. Qui c’è molto di più e a ogni ascolto si coglie una sfumatura differente. Da segnalare Màghissa in cui “si rincorre” con Marzouk Mejri, cantante e musicista tunisino e l’omaggio a Rino Gaetano in Cogli la mia rosa d’amore, unica cover che chiude l’album, come volesse tornare a casa.
C’è bisogno di bellezza, di essere risvegliati da un torpore uditivo che rischia di renderci sordi e l’album di Marina Mulopulos è una perla ruvida da ascoltare e ascoltare, a tratti scomodo nella sua grandezza, talmente “fuori dal coro” da tenerci svegli.
(da Vinile 26, luglio 2020)
fotografia: Tiziana Mastropasqua






