Lucio Battisti
UMANAMENTE UOMO: IL SOGNO
LP Numero Uno, 1972
di Michele Neri
Era il gennaio di cinquant’anni fa (1972), Lucio Battisti si stava godendo il successo del suo ultimo singolo (Anche per te / La canzone del sole), il primo realizzato per la sua nuova etichetta, la Numero Uno, fondata da Mogol, suo padre Mariano Rapetti e Alessandro Colombini e di cui lo stesso Battisti sarebbe diventato presto azionista. In realtà l’intero 1971, era stato esaltante: Battisti e Mogol avevano disintegrato qualsiasi record o statistica sulle classifiche italiane. Per quasi l’intero anno molti brani da loro composti avevano stazionato nelle parti alte della classificha e spesso ben cinque erano fissi tra i primi dieci, una cosa mai accaduta e mai ripetutasi. Emozioni, Anna, Dio mio no, Amore caro amore bello, Amor mio, Pensieri e parole, Vendo casa, Eppur mi son scordato di te, La canzone del sole, La mente torna. Tutti strabilianti successi che tiranneggiavano le hit parade con sfacciataggine.
E nel primo mese del 1972, Lucio Battisti cominciava a lavorare sul nuovo album che poi sarebbe stato il primo album canonico della sua discografia a ben vedere, nonostante fosse il quinto. Il primo (Lucio Battisti del 1969) ed Emozioni (1970) erano in fondo basati sui singoli di successo che uscivano con regolarità anche se il primo conteneva sei registrazioni inedite, si trattava di successi già incisi da altri artisti come 29 settembre, Nel cuore nell’anima e Il vento. Il terzo, Amore e non amore, era sì un album inedito, il primo, ma era composto da quattro canzoni e quattro brani strumentali. Il quarto (Vol. 4 del 1971), era un’antologia da fine contratto con cui la Ricordi recuperava vecchie incisioni abbinandole ai successi più recenti come Pensieri e parole.
Ecco quindi che Umanamente uomo: il sogno, primo album che Battisti pubblica per la Numero Uno, oltre a essere un capolavoro, è la prima occasione di ascoltare un album di Battisti formato da sole canzoni inedite. Le registrazioni si svolgono negli studi Fonorama di Milano e per la prima e unica volta Battisti lavora con Gaetano Ria, il tecnico che nello stesso periodo, e negli stessi studi, sta registrando la PFM. Le registrazioni sono abbastanza veloco e Battisti utilizza un numero tutto sommato ristretto di musicista. Non ci sono più i ragazzi della PFM (Mussida, Di Cioccio, Premoli e Piazza) per motivi che a seconda della versione vanno dai crescenti impegni come complesso a richieste economiche troppo impegnative e rifiutate da Battisti. Non c’è più Damiano Dattoli che sta lavorando con i Flora Fauna Cemento e sta abbandonando il ruolo di turnista visto anche il crescente successo come compositore (nasce in quel periodo la storica Io vagabondo dei Nomadi composta da Dattoli con il testo di Alberto Salerno. Non c’è Gianni Dall’Aglio, anche lui impegnato con un progetto solista. Alla batteria c’è quindi Tony Cicco della Formula 3 mentre esordisce con Lucio, il chitarrista Massimo Luca che aveva già brevemente lavorato con lui in una registrazione per Lauzi, l’organista è Dario Baldan Bembo che forse aveva già preso parte a qualche registrazione di 45 giri per Battisti che sicuramente aveva lavorato col fratello Alberto, anche lui tastierista. Al basso c’è Angel Salvador, già con i Ribelli e già con Battisti in alcune incisioni precedenti. Alla chitarra elettrica c’è il torinese Eugenio Guarraia alla sua unica esperienza con il cantautore di Emozioni. In E penso a te, che Battisti propone in una versione molto simile a quella che aveva presentato mesi prima dal vivo nella trasmissione Tuttinsieme, intervengono anche Oscar Prudente, Mario Lavezzi e le due cantanti dei Flora Fauna Cemento: Babelle Douglas e Barbara Michielin. C’è anche Sara Borsarini, cantante per cui Battisti scriverà diverse canzoni e che compare anche come controcanto di Lucio in Sognando e risognando. Non accreditato interviene anche Alberto Radius che suona l’elettrica su I giardini di marzo e nella strumentale Il fuoco, probabilmente realizzata in solitudine da Battisti e, appunto, Radius. A produrre artisticamente e arrangiare, assieme a Battisti c’è Gian Pieri Reverberi.
E le canzoni? Sono come al solito bellissime. I giardini di marzo è uno dei massimi capolavori della musica leggera italiana, E penso a te lo è altrettano. Tutto l’album è a livelli eccezionali se si eccettua forse il capitolo finale, Il fuoco, che è una cosa sperimentale, voluta fortemente da Battisti. Le divertenti Innocenti evasioni e Il leone e la gallina e le intensissime Comunque bella e Sognando e risognando così come la magica Umanamente uomo: il sogno, brano privo di testo e con la melodia portata da un fischio o da vocalizzi, trasmette tutta l’emozione di cui è sempre stato capace il musicista Battisti.
I giardini di marzo e Comunque bella vengono estratte come singolo e anche tradotte in francese per un 45 giri pubblicato a fine anno nel paese transalpino. Il successo è enorme per album e singolo con la presentazione in anteprima nella trasmissione Teatro 10 il 23 aprile 1972. L’esibizione di Battisti, l’ultima alla televisione italiana, si conclude col memorabile duetto tra lui e Mina, forse la cosa più bella mai trasmessa in Italia per quanto riguarda la musica in TV. Ad accompagnare i due giganti sono Massimo Luca, Gianni Dall’Aglio, Gabriele Lorenzi, Eugenio Guarraia e Angel Salvador.
Il 1972 si concluderà con la pubblicazione di un altro album capolavoro, Il mio canto libero, e con il misterioso concerto radiofonico per la trasmissione Supersonic. In due anni (1971/1972), Battisti ha creato una distanza abissale, mai più colmata, con tutti i colleghi per quanto riguarda continuità artistica e successo commerciale, come se non bastasse quanto fatto prima e dopo.
sopra: Lucio Battisti e Mina durante il duetto televisivo di Teatro 10, 23 aprile 1972.
a destra l’interno della copertina apribile di Umanamente uomo: il sogno.






