Cecilia
CUPID’S CATALOGUE

CD Qui Base Luna / Freecom, 2019

di Michele Neri

CUPID’S CATALOGUE è il secondo album di Cecilia, prima c’era stato l’alltrettanto bello GUEST del 2015. Qui però c’è qualcosa di magico, le atmosfere, il canto perfetto, l’interazione tra l’arpa della cantautrice torinese e gli altri strumenti. Forse un po’ di tutto questo ma fatto sta che questo è un disco superiore ed è un mistero come Cecilia non sia molto ma molto più famosa.

Viene automatico citare la sua collega Carlot-ta, sia per similitudini artistiche, sia perché le due artiste collaborano spesso – Carlot-ta è all’organo in questo disco – tanto da aver formato anche un duo, Doppleganger, con cui hanno inciso due bei singoli, Rubicapra Rubicapra e Compass, ma anche hanno realizzato il divertente (e intelligente) Sei come il glutine per un format web. Entrambe hanno una marcia davvero in più rispetto a tantissime colleghe e hanno un afflato internazionale che meriterebbe ben altra considerazione.

L’apertura di CUPID’S CATALOGUE è affidata al singolo che ha preceduto di qualche mese la sua pubblicazione, Too Much Love Too Soon ed è già godimento con il bel tappeto ritmico di sintetizzatori (Fabio Rizzo anche produttore artistico del disco), il basso preciso di Carlo Alberto Meluso e con la batteria e le percussioni di Alan Brunetta, compositore e strumentista molto attivo nella scena piemontese. Bellissima anche Lonely Moon dal respiro davvero internazionale così come la “circolare” Maine, perfetta come colonna sonora di un film fantastico. E poi la sognante Say Something Nice con la loro apertura epica che lascia immaginare sterminate alture e montagne piene di verde immacolato. Belle anche le due ballate centrali, Rose e Cypress Vine, quest’ultima con un ritornello micidiale. La title track è la canzone più canonica del disco ma è anche una delle più belle con un rapporto melodia/armonia pressoché perfetto. The Hut conferma che non c’è un momento di cedimento artistico in questo album, che non ci sono riempitivi, e prelude alla bella Birches con degli azzeccati raddoppi vocali. I cori nel disco sono appannaggio di Elisa Fagà. La chiusura è affidata a Vita Sackville West che contende ad altre due o tre canzoni, il titolo di pezzo pregiato dell’opera. Bellissima e ricca di suggestioni con l’organo di Carlot-ta, assieme ai sintetizzatori, a sostenere l’arpa di Cecilia.

CUPID’S CATALOGUE è un album senza momenti deboli e con picchi di alta classe, da scoprire o da riscoprire. Opera di un’artista originale e di talento di cui dovremmo essere davvero tutti orgogliosi.

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