Giulia Tripoti
ARROVESCIATA
Terre Sommerse, 2013
- Gli elefantini arrovesciati (F. Tripoti-G. Tripoti)
- Questa valle che resiste (G. Tripoti)
- Fischia il vento (tradizionale. Arr. G. Tripoti-F. Tripoti)
- Cuore guaina (Celli-G. Tripoti)
- Scendo in piazza (G. Tripoti)
- Acqua controcorrente (G. Tripoti)
- I ribelli della montagna/Partigiani (G. Tripoti)
- Ninna nanna a Gaza (Spadola-G. Tripoti)
- Tango dentro (Spadola-G. Tripoti)
- Stai a dormì (Spadola-G. Tripoti)
- La torre di Valerio (F. Tripoti-G. Tripoti)
- Stasera escort (Spadola-G. Tripoti)
- Questo mio amore (Amodei)
ARROVESCIATA
La prospettiva giusta per questi tempi sbandati forse è proprio quella scelta dalla cantautrice Giulia Tripoti, uno sguardo rovesciato, inusuale e scomodo, di quelli che disconoscono il già visto per evidenziare i segni nascosti, oltre le pieghe del quotidiano che proclama calma glaciale tra le comode visioni di mulini bianco sporco e fuoristrada che corrono solitari in mezzo a nature snaturate.
Sono tredici le tracce tra scorribande rock, elettronica, musica etnica e folk, di questa sua opera prima che si completa nel tempo e nello spazio mentre la romana vola da un luogo all’altro dell’impegno resistente, tra i valsusini contrari alla violenza della Tav, uomini e donne di tutte le età trasformati dai media in pericolosi terroristi, tra i siciliani anti Muos che combattono contro le prevaricanti decisioni di ciechi gestori della cosa pubblica, e tutte le altre mille lotte che tentano di difendere pezzi di paese e di libertà, mentre l’’Italia resta distratta e sopravvive ripiegata sull’emergenza dell’individuo incapace di solidarietà.
L’apertura è lasciata al ritmo sincopato di Elefantini arrovesciati, il manifesto dell’album, propedeutica al viaggio musicale, evidenti i contributi del bassista Tony Levin (King Crimson, Peter Gabriel, etc..) e il suo chitarrista Markus Reuter (entrambi provenienti dagli Stick Men Trio).
Segue Questa valle che resiste un rock dall’incedere deciso con le voci dei valligiani in azione, consapevoli di avere di fronte una macchina del malaffare potente e ormai senza opposizione, sorretti proprio dalla rabbia delusa di chi sa bene di non avere molte chance di vittoria ma comunque determinati a rendere quei lavori più lunghi e faticosi possibile.
E’ a suo nonno partigiano, che combatté proprio sulle montagne piemontesi tra Canelli, Nizza Monferrato e Agliano Terme, che Giulia dedica Fischia il vento, in una originale versione combat folk, con il violino dissonante del bravo Francesco Moneti dei Modena City Ramblers. Ancora il rock, contaminato, corrosivo e potente, domina Il cuore guaina, a descrivere l’incomunicabilità emotiva.
Scendo in piazza è riuscita commistione di generi, rock, reggae, sperimentazione, jazz, Orhan Osman al bouzouki, con l’invito a partecipare nelle piazze alla nuova resistenza, insufficienti quelle virtuali quando bisogna assolutamente esserci e metterci la faccia.
In piazza infatti si sono vinte certe battaglie fondamentali, come quella ricorrente contro il nucleare, o per mantenere il fondamentale controllo pubblico sui beni comuni come l’acqua, tema appunto di Acqua controcorrente.
Ancora splendidi gli arrangiamenti de I ribelli della montagna, altro canto partigiano, trasportato con coraggio e ardita perizia nel terzo millennio.
A Vittorio Arrigoni e ai bambini straziati dalla guerra infinita che stringe da decenni le terre del medio oriente è dedicata la world Ninna a Gaza, scritta durante quell’orribile operazione dal terribile nome “Piombo fuso”.
Molto bella Tango dentro, storta e intrigante, ricca di bei vocalizzi e suoni moderni.
Stai a dormì ritmica e ipnotica, con Andrea Pullone all’oud che crea attimi di sospensione dell’anima.
La torre di Valerio arrabbiata e di grande forza, è stata scritta dal padre di Giulia dopo un attacco fascista al centro sociale “La Torre” proprio mentre si parlava di Valerio Verbano, ucciso in casa nel 1980 davanti alla madre costretta ad assistere al massacro, e morta senza avere giustizia, squallida prassi di questo paese a democrazia sospesa.
Chiudono l’album Stasera escort satirica e in vernacolo, e la emozionante Questo mio amore, di Fausto Amodei, riarrangiata e attualizzata con gusto e garbo, con la calda voce di Giuliano Contardo:
Vorrei dirtelo tutto d’un fiato
e gridartelo questo mio amore,
come grida il bambino ch’è nato,
come grida la gente che muore,
come grida chi s’è ribellato,
come grida chi chiede vendetta;
ed invece son qui senza fiato
e ti dico una cosa già detta…..
Te beata che riesci ad amarmi
alla buona, così come viene,
come quando sorridi a guardarmi
e mi mormori che mi vuoi bene.
Alberto Marchetti – La Brigata Lolli, giugno 2013







