Elisa
LOTUS
CD/doppio LP/SACD Sugar, 2003
di Giulia Pratelli
Il loto è un fiore sacro: nella tradizione induista rappresenta l’illuminazione, la bocca del grembo dell’universo, e comunemente, nella cultura classica, la sua immagine è accompagnata da significati di bellezza, purezza. Nel suo galleggiare, leggero e solido allo stesso tempo, sulle acque, sembra custodire un prezioso equilibrio, un particolare stato di grazia… lo stesso che esprime il disco che di questo fiore porta il nome, pubblicato da Elisa nel 2003.
LOTUS è il quarto album in studio della cantautrice di Monfalcone e racchiude inediti, cover e rivisitazioni di brani pubblicati in precedenza.
Da non confondere con un greatest hits, forse lo si potrebbe definire un disco a tema che, muovendo dall’ispirazione tratta dal mondo della natura e dall’estetica dei fiori, raccoglie la parte più intimista e delicata del repertorio dell’artista.
Suonato con strumenti acustici (chitarre e basso, pianoforte, steel drum, percussioni, batteria) affiancati da un hammond e un fender rhodes, si muove su atmosfere morbide che portano lontano chi ascolta, in un luogo sospeso e fuori dal tempo. Il suono è omogeneo, pulito e chiaro, dal sapore unplugged. Gli arrangiamenti sono essenziali ma mai poveri o scarni, sempre incentrati sulla splendida vocalità di Elisa, che conferma anche in questo caso le aspettative e dà prova di grande maturità.
I brani già pubblicati negli album precedenti si spogliano dei suoni elettronici ed elettrici e vengono riportati alla radice, a una nuova fioritura, riprendendo il parallelismo tra musica e natura che caratterizza tutto il progetto. Si tratta di Labyrinth, The Marriage e Sleeping in your hand già contenute in PIPES AND FLOWERS, Gift da ASILE’S WORLD, Rock your soul e Stranger, tratte da THEN COMES THE SUN e infine e Luce (Tramonti a Nord Est), scritta a quattro mani con Zucchero e vincitrice del Festival di di Sanremo 2001.
Anticipati dal brano di lancio Broken, gli inediti sono invece Electricity, Yashal, Beautiful Night, Interlude e Prayer che chiude il cerchio, con la sua preghiera di libertà e amore (“a prayer of freedom / a prayer of love”). Brani “piccoli” se così si può dire, dal piglio meno pop rispetto al primo singolo, ma incisivi e sempre carichi di atmosfere importanti, coinvolgenti e ben definite.
A completare la scaletta ci sono infine alcune cover, apparentemente lontanissime tra loro ma riportate da Elisa in un territorio comune, fertile e interessante. Ad aprire il disco è proprio l’omaggio all’ Hallelujah di Leonar Cohen, una cover sincera e coraggiosa anche se il pensiero all’ascolto di questa canzone porta sempre al ricordo della meravigliosa e inarrivabile interpretazione di Jeff Buckley. La quarta traccia è una versione decisamente originale di Femme Fatale, scritta da Lou Reed e portata al successo da Nico e i Velvet Underground. Penultima in ordine di tracklist è un’interpretazione del tutto personale del grande successo di Mia Martini, Almeno tu nell’universo. La cover, scelta come colonna sonora del film Ricordati di me di Gabriele Muccino, è realizzata con grande carattere e personalità, non cerca paragoni con l’originale e regala un nuovo punto di vista al celeberrimo brano, nato a suo tempo dalla collaborazione tra Maurizio Fabrizio e Bruno Lauzi.
LOTUS, ad ascoltarlo con attenzione, è un disco che assomiglia davvero a un fiore: prezioso, delicato e potente, in grado di mantenere inalterata la sua bellezza anche a distanza di quasi 20 anni, grazie ad atmosfere sospese e suoni acustici, naturali, essenziali… lontani dalla modernità che avanza incessante, dall’innovazione musicale e dalla ricerca di un mondo per forza originale, per alcuni forse meno interessanti ma indubbiamente in grado di mantenere intatta la loro forza per l’eternità.
Un lavoro che non ha paura della fragilità e che anzi ne dimostra la potenza, come canta Elisa nell’ultimo brano Prayer: “this frailty makes us so strong”.






