C.S.I. Consorzio Suonatori Indipendenti
TABULA RASA ELETTRIFICATA

CD/LP Black Out, 1997

di Cristina Nico

Proprio in questi giorni compie 25 anni un disco fondamentale per me e per la musica italiana.
Con TABULA RASA ELETTRIFICATA, il terzo disco dei C.S.I., ho un legame che non stento a definire affettivo: è stato il lavoro con cui io diciottenne ho cominciato ad ascoltarli davvero, nell’anno stesso in cui è uscito, il 1997. Le canzoni erano state ispirate da un viaggio di Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni in Mongolia, ma come ebbe a dire lo stesso Ferretti “Non è un disco esotico, ancor meno etnologico o popolaresco. Forse è l’unico disco rock nella storia dei CCCP/C.S.I.”
Per me resta abbastanza inetichettabile, anche se il suono incredibile delle chitarre di Massimo Zamboni e Giorgio Canali si prende una grossa fetta della scena. Il gioco di riverberi, distorsioni, e-bow ha tracciato nel mio cervello di adolescente una mappatura sonora incancellabile. Quella di Zamboni in particolare diventa a tratti un canto ipnotico, un bordone cangiante, praticamente un ossimoro in musica, come forse in Occidente non si era sentito mai. 
Su tutto si intona l’impasto quasi gregoriano delle voci di Giovanni Lindo e di Ginevra Di Marco, all’espressività della quale è stato finalmente dato il giusto posto; e le liriche…beh, le liriche (quanto mai adeguato parlare di liriche e non solo di testi) compongono un canzoniere in cui la commistione particolarissima di sapienzialità e attitudine punk, cultura contadina e misticismo materialista (altro ossimoro) della scrittura di Ferretti raggiunge alcuni dei suoi apici: dolcissime, disincantate o in contemplazione della bellezza e della durezza della vita dei popoli nomadi, profetiche (ascoltare Vicini per credere), so di essere in buona compagnia se dico che sono tra le migliori scritte nella storia della canzone italiana. Battiato, che definì sin dalla sua uscita T.R.E. “un disco eccezionale”, citava in particolare questa frase di Bolormaa, ballata struggente dedicata a Mara Redeghieri: “Monito terrorista che la retta è per chi ha fretta”. Dio solo sa quanto questa frase abbia risuonato nella mia mente in certi momenti della mia vita, sino a diventare quasi un mantra.

E se Bolormaa e Ongii sono forse le mie preferite, non posso negare che la mia anima punk gode parecchio quando ascolta Mimporta ‘na sega e Matrilineare. Forma e sostanza, poi, è una di quelle canzoni da stato di grazia: un pezzo che canta il rifiuto di diventare come i prodotti che ci vengono fatti desiderare, ma anche il fascino della continua creazione di bisogni (“Conosco le abitudini e i suoi prezzi / e non voglio comperare né essere comprato. / Attratto, fortemente attratto, / civilizzato, sì, civilizzato”; “Ventiquattromila pensieri al secondo fluiscono inarrestabili / Alimentando voglie e necessità”). Ci sarà un motivo se pur essendo tutt’altro che un brano pop, o forse proprio per questo, entrerà nelle classifiche di allora e farà da ariete ad un allargamento del pubblico della musica (davvero) indipendente italiana. 
Se le voci di G.L.F. e Ginevra di Marco e le chitarre di Massimo Zamboni e Giorgio Canali si prendono la scena, sarebbe imperdonabile sottovalutare il lavoro di Gianni Maroccolo al basso, di Francesco Magnelli alle tastiere, entrambi fondamentali anche negli aspetti di composizione e produzione, e di Gigi Cavalli Cocchi alla batteria. Sono loro che creano quella speciale placca su cui tutto si muove, con la ritmica solida e allo stesso tempo liquida di Maroccolo e Cavalli Cocchi e i synth di Magnelli a farsi ora atmosferici ora capaci di tessere trame che si fondono con le chitarre in una maniera a dir poco inusuale per la musica italiana.
È tutto meravigliosamente potente eppure equilibrato. Forse troppo per gli estimatori dei CCCP e dei primi C.S.I. Molti preferiscono (ma bisogna sempre preferire qualcosa?) il precedente LINEA GOTICA, lavoro che oggi forse suona più profondo e avanguardistico, oscuro e commovente, adattissimo a questi tempi di guerre vicine, alle “cupe vampe” che si alzano di nuovo al cielo e alla necessità di fare delle scelte…sembra impossibile pensare che il G.L.F. di oggi che si fa fotografare con Giorgia Meloni sia lo stesso che allora cantava “Occorre essere attenti, occorre essere attenti / E scegliersi la parte dietro la linea gotica”…Ma non divaghiamo.
T.R.E. resta un capolavoro della musica italiana e non solo. Per me fu una folgorazione. E uno stimolo ad ascoltare, guardare, sperimentare, leggere, scoprire altre cose, a capire che si può esser arrabbiatə eppure riflessivə, politicə eppure liricə, o viceversa. Sicuramente uno dei dischi che puntellarono la mia spontanea propensione verso chi lavora più sul suono che sull’onanistico virtuosismo da mille note al secondo, verso chi non scinde “forma e sostanza” nell’intaglio delle parole e del canto ma crede nella forza e nel potere di entrambi, perché ogni canzone è in sè invocazione e rito, seppur laico.

Per concludere sempre con le parole di Battiato: “TABULA RASA ELETTRIFICATA è un disco, per usare una sintesi, apocalittico. Facendo però attenzione all’utilizzo di questa parola con il suo significato originale di rivelazione. Un disco che appartiene ad una concezione esistenziale nordica, con una idea di rivoluzione non nella sua accezione distruttiva. Un disco rivoluzionario.”

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