Marina Mulopulos feat. Paolo Del Vecchio
DISTICHÓS

CD Marocco Music, 2015

di Michele Neri

Basta l’arpeggio iniziale di chitarra a far capire che ci sta per immergere in qualcosa di magico, qualcosa che non ci permetterà di uscire indenni da questo ascolto. Però il talento di Paolo Del Vecchio, pur grande, non è sufficente a preparare all’impatto con la voce di Marina Mulopulos. Carta vetrata e seta, schiaffi e carezze. L’accoppiata iniziale con Vothiséme e Iatí è di quelle che ribaltano per bellezza e originalità; Marina scava nella tradizione greca con un istinto e un’intensità che le permette di raggiungere ogni centro emotivo dell’ascoltatore. Allo stesso tempo restituisce canzoni moderne che grazie agli arrangiamenti di Del Vecchio (e in due brani di Gaetano Cirillo) si fanno ballate etniche e corali come Charúmenos o vagamente elettroniche come Distichós, perfetta per le performance live voce e loop station di Mulopulos.

La chitarra di Paolo Del Vecchio, co-autore del materiale con Marina, rimane protagonista in tutto l’album, bene affiancato da una schiera nutrita di musicisti tra cui spiccano Gaetano Cirillo, Ivan Lacagnina, Sasà Pelosi e Luca Urciuolo. Ma tutta la squadra si muove con perfetta sincronia come nell’apertura orchestrale di Chéros, impreziosita da una delicata sezione ritmica o come nella più canonica Se Thélo. Lo strumentale Demetra, dominata dal bouzouki, ci consegna il lato più tradizionale del disco, così come l’oscura Elpízo dallo svolgimento inquietante e coinvolgente.

La voce di Mulopulos continua a scavare incessantemente con Mághissa, canzone che ci porta verso altri territori musicali con una suadente fisarmonica a fornire ulteriori colori a una tavolozza che muta in continuazione. È il preludio alla chiusura affidata alla danzereccia e gitana Allaghí: ancora la fisarmonica cui si aggiungono varie percussioni a sostenere il ritmo e vari strumenti a fiato. Rimane il tempo per la sorpresa finale: una cover straordinaria di Cogli la mia rosa d’amore di Rino Gaetano. Marina aveva già inciso questa canzone per una miscellanea ma qui la propone in una nuova versione che, almeno nelle snorità, si integra col resto del materiale. È una chiusura pazzesca per un album straordinario.

DISTICHÓS è un album da scoprire e da ingurgitare tutto d’un fiato per poi tornare nel tempo ad assaporarlo lentamente. Per coglierne le sfumature. Per godere di tutte le parti che lo compongono. Perché non c’è niente fuori posto in questo disco e perché di voci così ce n’è davvero poche in giro, per non dire nessuna.

Foto di Tiziana Mastropasqua.

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