Total Reverends
TOTAL REVERENDS
AreaLive, 2025
- All U Can Hit (Forni)
- Virus (Forni)
- Love Me (Forni) feat. Rodrigo D’Erasmo
- Love & Pain (Forni) con Ilaria Graziano
- As If We Were Lovers (Forni)
- Magdalene (Forni)
- She’s The Witness (Forni) con Violante Placido
- Mary Ann (Forni) con Roberto Angelini
- Train 2 Hell (Forni)
- Uniforms (Forni) con Roberto Dell’Era
TOTAL REVERENDS
TOTAL REVERENDS è uno di quei debutti che colpiscono in pieno senza mezze misure: un vortice di rock-blues a sangue caldo, cori che spingono come un’officina gospel su testi da canzone d’autore capaci di mantenersi in equilibrio fra ferocia e delicatezza.
Pubblicato il 10 ottobre 2025 per AreaLive, con distribuzione Believe, è il primo capitolo dell’omonimo progetto del chitarrista e cantautore napoletano Francesco Forni insieme al batterista pugliese Piero Monterisi (PFM. Daniele Silvestri, Max Gazzè, Tiromancino, solo per citare alcune tra le sue moltissime collaborazioni).
Il suo “atto di fondazione” racconta molto della musica che contiene. Tutto nasce da una serata estemporanea a Roma, una data fissata per l’8 dicembre trasformata, testualmente, in un “concerto della Madonna”: una congrega di artisti che prende le sembianze di preti e suore e che si diverte a stravolgere canzoni altrui. Da quel rito anomalo è cresciuto un organismo vivo, diventato prima trio con Gabriele Lazzarotti al basso, poi band multiforme, fino a farsi disco: la prova che l’istinto, quando incontra mestiere e visione, può trasformarsi in progetto compiuto.
La dimensione corale è il marchio di fabbrica: alle voci e agli strumenti si affacciano, traccia dopo traccia, ospiti che mettono una firma sonora ai vari momenti dell’album. Ilaria Graziano, Violante Placido, Roberto Dell’Era, Rodrigo D’Erasmo, Roberto Angelini, e molti altri entra ed escono come in un’unica seduta collettiva; nei cori, una piccola comunità di amici-musicisti aggiunge peso specifico. È un disco affollato che suona compatto, la prova che la coralità può essere una sola voce, se diretta con mano ferma.
Il suono è solido, quasi d’altri tempi: chitarre che graffiano ma senza nostalgia, batterie a briglia sciolta, un basso che fa da poderosa spina dorsale; ma l’estetica è pienamente contemporanea, con l’alt-rock ’00 e un certo spirito ’70 rifusi in una pasta riconoscibile e personale.
La scelta, inevitabile, è quella di cantare in inglese, per coerenza timbrica con l’impianto sonoro, mentre i temi – alienazione, ipocrisie, relazioni impossibili – restano terreni, fisici: Love & Pain mette il fuoco del blues su un testo da spiritual che guarda il cielo e fa i conti con la terra; Mary Ann è una supplica corale che spinge verso un folk-rock carico di “blues” come spirito guida; L’episodio hendrixiano di As if we were Lovers è una ballad in sospensione, Stratocaster tesa e voce insieme vibrante e trattenuta.
Sono solo alcuni esempi di brani che conservano intatto il calore del palco e lo trasmettono al microsolco, senza perdere l’immediatezza della dimensione live.
Il merito è anche produttivo: scritto e prodotto da Forni per AreaLive, realizzato in quattro studi differenti, il disco tiene insieme ambienti e mani diverse ma che hanno ben chiara in mente la direzione. Il mix di Giuseppe Innaro e il master di Daniele Sinigallia sono contributi sostanziali all’identità del lavoro, che suona grande senza diventare patinato, e che restituisce la stessa elettricità che la band sprigiona dal vivo.
A sugello del disco, Uniforms – con una formidabile seconda strofa cantata da Roberto Dell’Era e con l’Hammond di Roberto Procaccini – mette definitivamente le carte in tavola: presenza, non omologazione. È l’ultima tessera di un album sincero e vissuto fino all’ultima nota. Un esordio di lusso, di grandi e navigati professionisti, che non cerca consenso ma partecipazione.
Alberto Menenti
fotografia: Gabriella Liotti







