Vinicio Capossela
OVUNQUE PROTEGGI
CD Atlantic, 2006
di Michela Moramarco
Ovunque proteggi è un viaggio all’interno di dimensioni temporali
Ovunque proteggi è il sesto album in studio di Vinicio Capossela, pubblicato nel 2006. La domanda non è perché ne sto parlando, ma perché non ne ho parlato prima: è un album talmente ricco, forse troppo, di idee, di suoni, di stili che potrebbe essere considerato un inventario da cui attingere modalità di ascolto e di pratica musicale. Ovunque proteggi è un album che non solo racconta il viaggio, ma lo lascia sperimentare a chi ascolta: un viaggio all’interno di dimensioni temporali che di temporale hanno solo il frastuono.
È un album che permette di ascoltare il mare, in un’atmosfera quasi piratesca e ondeggiante. Il vagare di questo album si può percepire prestando attenzione non solo ai suoni ma anche ai testi: un vagare sfacciato e sfaccettato. L’album si apre con Non trattare, il brano con cui si salpa verso rotte arabeggianti rese con scale minori armoniche chiaramente azzeccate. Sfrontatamente attinto dai salmi biblici, il brano lascia spazio al successivo. Brucia Troia è un riferimento sarcastico alla città nota per le vicende mitologiche greche. Eppure, non mancano influenze elettroniche nei suoni, che si possono notare nel brano Moska valza, un po’ più urbano. Le suggestioni continuano imperterrite, così nel brano Al Colosseo ci si ritrova nel pieno di una fanfara.
La commistione fra antico e ultra-contemporaneo rende questo album una perla di ecclettismo.Tra suoni etnici e ritmi monumentali, Ovunque proteggi può risultare sconcertante. Ma non è detto. Infatti, note più spensierate si trovano in Medusa cha cha cha, mentre note più ballabili si trovano in Pena de l’alma.
Indubbiamente questo album richiede un ascolto estraniato e forse estraniante. Che sia un album troppo ricco di idee? Una cosa è fuori discussione: si tratta di un album non solo da ascoltare, ma da esperire con la giusta dedizione.
Sembra quasi che l’artista sia stato un funambolo dei suoni: poteva cadere nel proverbiale troppo che stroppia, eppure Capossela lascia fluire quasi con naturalezza il viaggio verso la sperimentazione. Ovunque proteggi riporta in un’atemporalità ricercata, all’interno dei meandri delle possibilità del surreale.
Si tratta di qualcosa di epico, proprio perché risulta forse dispersivo, forse altisonante, ma comunque potente e trasmissibile. Un ascolto sicuramente impervio ma, con la giusta predisposizione, si può affrontare e gustare come un viaggio di sola andata verso un mondo a metà fra il favolistico e la drammaticità. E così il viaggio approda ad una ballata, omonima all’album, che racconta di un percorso d’amore che si conclude senza mai esaurirsi davvero.






