Matia Bazar
MELÒ

LP/CD CGD, 1987

di Andrea Direnzo

in copertina foto di Guido Harari

Già ascoltando le prime note dell’intro di Noi, è subito chiaro che MELÒ è uno di quei dischi da considerare “perfetti”. E di motivi ce ne sono parecchi, alcuni fondamentali: Antonella Ruggiero in stato di grazia, come del resto gli altri quattro componenti della formazione, all’epoca – a metà anni Ottanta – arricchitasi della presenza innovativa del musicista Sergio Cossu, coautore insieme ai veterani Carlo Marrale e Aldo Stellita dell’hit internazionale Ti sento, gemma che continua (e continuerà) a splendere nonostante i trentacinque anni d’età. Ma non finisce qui. La produzione è affidata all’eclettico Celso Valli e la splendida copertina è opera di Guido Harari. Al di là di questo, c’è la sostanza, ci sono le canzoni e dentro atmosfere, ispirazioni e un’alchimia più unica che rara, roba da restarne ammaliati. Sicuramente il tutto è il risultato di un lavoro affiatato e simbiotico, svoltosi nella prima fase alla Maison Blanche dei fratelli Umberto e Maurizio Maggi, studio residenziale (era possibile anche mangiar bene e dormirci) immerso nella campagna modenese, dove – ricorda lo stesso Cossu – i Matia Bazar si ritrovarono nella primavera ‘87 a scrivere i pezzi per il nuovo album.

foto di Guido Harari

Tornando alle atmosfere e alle ispirazioni dei brani, non è possibile restare indifferenti di fronte all’andamento ipnotico di Mi manchi ancora o al suggestivo lirismo di Vaghe stelle dell’orsa, né non apprezzare i rimandi letterari e cinematografici richiamati fin dai titoli, presenti nei meravigliosi testi scritti dal troppo poco ricordato Stellita, in particolare in Dieci piccoli indiani e Ai confini della realtà. La Ruggiero, oltre alla preziosa ugola, ci mette pure la penna in alcuni episodi, per esempio in Aria e Grande piccolo mondo. Spunta come un cameo una versione con parole, cantata con gran classe, di ‘Round Midnight del pianista jazz Thelonious Monk diventata Oggi è già domani… intorno a mezzanotte. All’appello mancano Marrale e Golzi che in quest’occasione non firmano nulla ma danno il loro indispensabile apporto rispettivamente alle chitarre e alla batteria.

foto di Guido Harari

Senza nulla togliere ai classici anni Settanta cantabili a squarciagola e con tanto sentimento, nel decennio successivo la musica cambia totalmente. Con l’uscita di Piero Cassano e il passaggio significativo di Mauro Sabbione, i Matia Bazar si aprono a una dimensione synth pop mitteleuropea non rinunciando però a caratteristiche nostrane come la melodia. Sarà proprio questo connubio la chiave del loro successo oltralpe che nell’estate ‘87 li porterà a esibirsi a Monaco in uno storico concerto per la TV tedesca, testimonianza apicale ed epocale di una storia irraggiungibile e irripetibile.

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