La Sardegna, terra che è sempre stata caratterizzata da grandissime tradizioni musicali, sta vivendo un notevole periodo di rinnovamento con l’avvento di una nuova generazione di musicisti e di cantautori. Pur mantenendo ben salde le proprie radici nella tradizione, questi giovani artisti hanno trovato nuove modalità espressive per rigenerare ulteriormente una scena artistica già vivissima, spesso con l’ausilio di programmazioni elettroniche, di sequencer o campionatori che si integrano perfettamente con le sonorità della tradizione e le rilanciano verso il futuro.
Non si tratta solo di un discorso formale: come nel caso della cantautrice Ilenia Romano, che esordisce con l’album ARBORE FEMINA (Moonlight Records). L’uso dell’elettronica è funzionale alla ricerca di effetti sonori che richiamano i suoni della natura dei suoi luoghi: terra, acqua, vento, il tutto sapientemente armonizzato con l’uso di strumentazioni acustiche che rendono gli undici brani del disco un viaggio alla riscoperta di un passato fortemente inciso nel presente.
Racconta Ilenia Romano che, dal punto di vista della produzione musicale, è stato l’incontro con Christian Marras a permettere che i paesaggi sonori immaginati per questo album d’esordio prendessero forma. Effettivamente l’impronta è notevole, non solo per la già citata programmazione elettronica, i sintetizzatori e gli arrangiamenti, ma per l’uso sapiente, calibrato e tuttavia determinante di quello strumento magico che è il Chapman Stick, una sorta di basso a dieci corde dalle potenzialità sonore sorprendenti, che si suona con la tecnica tapping, reso famoso nel mondo da Tony Levin.
Nell’equipaggio di ARBORE FEMINA troviamo, oltre a Marras, due capitani di lungo corso come Vincenzo Zitello alle arpe e agli archi, e Marco Fadda alle batterie e alle percussioni. Il risultato è un lavoro di grande impatto musicale, dalle melodie affascinanti rese ancora più misteriose dagli accenti del sardo-logodurese e soprattutto dalle seducenti armonizzazioni vocali di cui Ilenia Romano riveste il suo canto.
Esprimersi in sardo è quindi di nuovo una scelta più contenutistica che formale, specialmente perché Ilenia Romano riesce a farlo attraverso linee melodiche che si agganciano perfettamente al pop contemporaneo ma che allo stesso tempo riecheggiano continuamente una cultura ancestrale: si ascoltino, tra tutti, il brano Antiga Anima o il pezzo-manifesto Arbore femina, in cui compare anche la voce di Peppina Soro, nonna di Ilenia, quasi a rinsaldare un patto tra generazioni.
Nessuna concessione a un localismo di maniera, dunque, ma la scelta di dare voce a un continuum culturale: il sardo, per la generazione di chi, come la stessa Ilenia, è stato educato in italiano, è una lingua privata, familiare, percepita come la lingua dei nonni e per questo meritevole di essere tramandata attraverso operazioni culturali che la rilancino nel contesto attuale.
Una lingua ricca di significati e simboli, come è anche l’albero, appunto, che nell’immaginario di Ilenia è femmina, perché con le sue radici piantate a terra e il suo protendersi verso l’alto crea un legame tra le origini e le generazioni future: una sorta di grembo materno sempre fecondo, vitale.
Una presa di responsabilità verso la custodia dei valori e dell’identità. Un percorso circolare che si rinnova costantemente, traendo linfa dalla terra d’origine e reimmettendo le energie che ne fluiscono in un canto dove la partenza e il ritorno coincidono.
(da Vinile 46, ottobre 2024)







