Giulia Mei
IO DELLA MUSICA NON CI HO CAPITO NIENTE

Sound To Be, 2025

  1. Io della musica non ci ho capito niente (Di Sciullo-Mei-Levy) feat. Rodrigo D’Erasmo
  2. Bandiera (Mei)
  3. Drammaturgia (Di Sciullo-Mei-Levy)
  4. Un tu scuiddari (Di Sciullo-Castiglia-Mei-Levy) feat. Anna Castiglia
  5. H&M (Mei)
  6. Genitori (Di Sciullo-Mei-Levy)
  7. A casa mi veniva (Di Sciullo-Mei-Levy)
  8. La vita è brutta (Di Sciullo-Mei-Levy)
  9. Mio padre che non esiste (Di Sciullo-Mei-Levy)
  10. Mozrat (Di Sciullo-Mei-Levy)
  11. A picciridda mia (Di Sciullo-Mei-Levy)
  12. Io della musica non ci ho capito niente (Di Sciullo-Mei-Levy) feat. Rodrigo D’Erasmo

IO DELLA MUSICA NON CI HO CAPITO NIENTE

Quando Giulia mi inviò, diverso tempo fa, Bandiera appena registrata, ebbi reazioni contrastanti: da una parte rilevai la potenza delle strofe, bellissime, incisive, dall’altra la lunghezza del finale, mi sembrava eccessiva. Sbagliavo, il pezzo è forte e ha portato all’attenzione di un pubblico vasto il suo talento puro, la sua originalità e il suo orgoglio di donna, urlato in nome di tutte le donne. Molto si intravedeva dal suo primo album, DIVENTEREMO ADULTI, di qualche anno fa, pieno di piccoli capolavori, esattamente come questo capitolo due in cui Giulia mescola benissimo modernità e tradizione, sperimentazione e melodia. Sì… aldilà di Bandiera che ha sbancato a X Factor, questo è un album gigante, coraggioso, personale e universale allo stesso tempo. Giulia non rinuncia a nulla in queste tracce, non si tira indietro con un linguaggio anche crudo e diretto, sperimenta con Rodrigo D’Erasmo nella title track che apre e chiude il disco, schiaffeggia l’ascoltatore con la già citata Bandiera e con la frenetica Un tu scuiddari, cantata con Anna Castiglia, la prima di una bella selezione di collaborazioni, ad esempio nell’edizione in vinile troviamo anche la cantautrice Mille nella bonus Cara allegria. In mezzo a questi due singoli nervosi ed estremamente radiofonici, c’è l’ipnotica Drammaturgia dal sapore un po’ antico che ci riporta alla Giulia degli esordi. La cantautrice siciliana passa in fretta alla ballata che ribalta con H&M in cui infila rime fantastiche e citazioni sorprendenti. E qui ritroviamo la Giulia Mei che sembrava un po’ smarrita in alcuni singoli un po’ confusi del recente passato, qui la riscopriamo incisiva, melodica e suadente, perfino seducente. Bellissima anche Genitori in cui si dimostra autrice matura, valorizzata da una produzione che sa essere moderna e rassicurante, qualcosa che unisce le istanze di oggi con atmosfere classiche che valorizzano una composizione di livello alto. E Giulia si permette anche uno strumentale affascinante come A casa mi veniva in cui si dimostra valente pianista e compositrice. E quale sia il valore della cantautrice Giulia Mei, viene fuori con prepotenza in due pezzi come La vita è brutta e la toccante Mio padre che non esiste. Il talento è enorme e ha bisogno dei giusti veicoli per emergere, nell’esordio era accaduto e ora, con approcci completamente diversi, la favola si ripete, portando a un risultato emozionante. E che la cantautrice sia consapevole lo si capisce anche da una sperimentazione come Mozrat, seguita da una dolcissima ballata in siciliano, Ȃ picciridda mia, in cui la grande vena melodica di Giulia emerge quasi violenta. L’impatto è forte e quasi dispiace che questo magnifico album sia giunto alla fine. Non ci soddisfa la chiusura techno della ripresa della title-track, non perché non sia bella, anzi, ma perché ci sentiamo orfani. Ma attenzione, dopo qualche secondo di pausa Giulia ci lancia l’ultima provocazione con una bonus track che si inserisce perfettamente nell’alveo di un album intrigante e affascinante. Giulia è una stella di questo firmamento musicale del nuovo millennio, è una conferma che di cantautrici brave ce n’è, eccome se ce n’è. Lei è tra le più brave di tutte.

Michele Neri (Vinile 49, aprile 2025)

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