Lucio Dalla
DALLA

LP RCA Italiana, 1980

di Giulia Pratelli

“In questo tempo che brucia in fretta quello che ieri era vero” tra le poche cose destinate a durare c’è (per nostra fortuna) la bellezza dell’immateriale, di ciò che non può logorarsi o sbiadire, come l’arte e la musica.
L’album DALLA (1980) è indubbiamente una di quelle cose: un disco di rara bellezza, di grande forza e poesia, che contiene pezzi così importanti da far pensare più a una raccolta che a una pubblicazione di inediti.
Devo avvertire chi sta leggendo della mia incapacità di essere imparziale e parlare di questo disco di Lucio Dalla come se fosse un altro… non sarà così, non riuscirò a trattenere il mio affetto e la mia commozione per questi personaggi e queste storie a volte strampalate, storte, ai margini delle nostre consuetudini, delle nostre città, della nostra routine. Non basterebbe un libro per raccontarli tutti, per rendere giustizia a queste canzoni così dense e così abili a scivolare via senza appesantire, lasciando dietro sé la voglia di essere riascoltate per entrare ancora più a fondo in quella magia, in quei legami a volte folli, in quelle immagini eterne.
Il disco si apre con il ritmo coinvolgente di Balla Balla Ballerino, trainato dalle chitarre elettriche e dal mistero per cui “sotto un cielo di ferro e di gesso l’uomo riesce a amare lo stesso”.
Sonny Boy invece ci porta per mano dentro all’atmosfera circense de Il Parco della Luna e (riprendendo un tema caro al cantautore bolognese) in un piccolo mondo di meraviglie spesso nascoste agli occhi veloci e incuranti dei più. Arriva poi La sera dei miracoli e la magia di una notte romana in cui la città si muove come una nave silenziosa e dai vicoli nascono canzoni.
Mambo racconta la fine di una storia con un grido di dolore e dà voce, senza vergogna, a una sofferenza apparentemente insuperabile con la domanda “Se d’amore è proprio vero che non si muore / cosa faccio nudo per strada mentre piove?”.
Dopo lo strazio dell’amore finito c’è Meri Louis con il suo intreccio di vite scaraventate in mezzo al traffico, di fronte al dubbio rovente su quale sia il modo migliore per affrontare questa vita, che nonostante tutto “com’è bella / E come è bello poterla cantare”.
Un posto speciale, in quell’angolo del cuore “dove tira sempre il vento”, è per Cara (in origine Dialettica dell’immaginario, nata dalla penna del filosofo Stefano Bonaga). Una canzone d’amore e tenerezza, di meraviglia e nostalgia, forse racchiusa proprio in quel “ma so già cosa pensi, tu vorresti partire / come se andare lontano fosse uguale a morire / e non c’è niente di strano, ma non posso venire”.
Siamo Dei assiste allo scontro tra uomini e divinità per stabilire l’eternità dei sentimenti, che rendono immortali gli attimi preziosi della vita umana.
A chiudere il lavoro c’è Futura, il capolavoro che racconta l’amore oltre la cortina di ferro, l’odio e le lotte dei potenti. E che, nonostante tutto, ci ricorda che “nascerà e non avrà paura nostro figlio”.

Quello che Renzo Chiesa realizzò al Castello di Carimate nell’ottobre del 1978, è uno dei servizi fotografici più celebri della nostra storia musicale. Uno degli scatti divenne, due anni dopo, la più famosa copertina della vasta discografia di Lucio Dalla e una delle immagini più iconiche della musica italiana.

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