Caterina Valente
A BRIGLIA SCIOLTA
CD/LP Ariston, 1990
di Andrea Direnzo
Davvero basta un opinabile remix, messo su nel giro di una notte da due dj britannici, con un pezzo di ritornello campionato di Bongo cha cha cha per riscoprire Caterina Valente? Suvvia, non scherziamo! La Valente è l’Artista (A volutamente in maiuscolo) che nessun aggettivo può racchiudere. Il suo talento è incontenibile, incatalogabile, inarrivabile. Nella sua lunga e internazionale carriera da guinness ha cantato di tutto, duettato con i Big (Louis Armstrong, Ella Fitzgerald, Bing Crosby, Perry Como, Danny Kaye, Dean Martin, Chet Baker, Gilbert Bécaud, Mina, non dimenticando il fratello Silvio Francesco), inciso oltre un migliaio di canzoni in svariate lingue tra cui italiano, francese, inglese, tedesco, spagnolo, portoghese e addirittura giapponese. Il brano redivivo, divenuto un tormentone social (e non solo), inserito in versione originale nella colonna sonora del film Spider-Man: Far From Home del 2019, fu pubblicato nel 1959 su 45 giri dalla Decca ed ebbe comunque il merito di importare ritmi e sonorità latino-americane in Europa. La Valente era giovane ma già talentuosissima e con una carriera ben avviata in molti paesi del mondo. Il meglio doveva ancora venire, soprattutto da assoluta vedette nei suoi strabilianti show dal vivo (memorabile quello con Michel Legrand nel gennaio 1972 all’Olympia di Parigi), alcuni documentati da dischi quali LIVE AT THE TALK OF THE TOWN (1970) e CATERINA VALENTE ‘86 & THE COUNT BASIE ORCHESTRA (1986).
Dopo un’intensa attività in Italia, all’inizio degli anni ‘70 Caterina decide di non lavorare più nella sua terra d’origine (le motivazioni si desumono spulciando nel suo sito ufficiale), tranne per qualche rara apparizione in galà di beneficenza o programmi televisivi su invito di cari amici come Delia Scala e Johnny Dorelli. Tra questi c’è anche Alfredo Rossi, fondatore dell’etichetta discografica Ariston, che nell’ottobre 1989 le propone di registrare un album jazz con canzoni facenti parte del proprio catalogo, accompagnata da un combo di musicisti eccezionali formato da Guido Manusardi (piano), Bruno De Filippi (chitarra e armonica solista), Mario Ricci (basso) e Giancarlo Pillot (batteria), a cui si aggiunge Franco Cerri (chitarra solista) in due tracce. Ne viene fuori un gioiello intitolato A BRIGLIA SCIOLTA che descrive alla perfezione lo spirito dell’esperienza musicale condivisa, una speciale jam session, libera e creativa, della durata di un’ora dentro cui c’è tanta di quella roba da restare senza parole. La voce della Valente è bellissima, fluisce limpidamente, carezzevole e pastosa, intima e profonda, capace di impressionare ed emozionare, in una parola incantare, sia quando si lancia in scat vorticosi, sia quando dona respiro al canto. Per di più, da musicista qual è, cura gli arrangiamenti insieme a Manusardi, suona la chitarra in un brano e la cabassa in quattro.
La scaletta non conosce punti bassi, mantiene dall’inizio alla fine un livello altissimo. C’è molto Bruno Martino: E la chiamano estate, Forse, Maybe This Summer (Estate) e Baciami per domani. C’è parecchio Antônio Carlos Jobim: Corcovado, Meditação (Lei non è così), Samba de uma nota so (Samba di una nota) con i testi italiani di Giorgio Calabrese e Alberto Testa. Non è possibile tralasciare alcun episodio, tipo Melancolia (Malinconia) di Luis Bonfá o la versione francese di ‘Na voce ‘na chitarra divenuta Une guitare au clair de lune o ancora il recupero della splendida Sempre, sempre, sempre di Luigi Albertelli ed Enrico Riccardi, dapprincipio interpretata da Gianni Faurè. Intensità palpabile in Amorevole e nelle riletture tratte dal canzoniere di Bruno Lauzi, Il tuo amore e Se tu sapessi, per concludere con Arrivederci di Umberto Bindi solo piano e voce. Il disco, uscito nel 1990, rappresenta uno degli ultimi capitoli dell’Ariston che di lì a poco chiuderà i battenti. Ristampato da varie etichette, pare sia l’album più venduto al mondo di Caterina Valente. Casomai, è proprio da qui che servirebbe cominciare la riscoperta…







