Le Orme
UOMO DI PEZZA

LP Philips, 1972

di Alberto Marchetti

Nato a metà sessanta, dopo varie vicissitudini, cambi di formazione e direzione musicale, ridotti i componenti a tre con Aldo Tagliapietra al basso, Toni Pagliuca alle tastiere e Dave Baker a sostituire momentaneamente Michi dei Rossi in servizio di leva, nel 1969 il gruppo de Le Orme incise un 45 giri, rielaborazione di una frammento del Concerto Brandeburghese n.3, di evidente ispirazione The Nice, e del classico jazz di Dave Brubeck Blue Rondo a la Turk, che purtroppo vide la luce solo nel 1973 ma che resta comunque il primo chiaro abbordaggio italiano alla musica progressive, e il primo tassello di un percorso accidentato ma foriero di almeno tre ottime opere.
Dopo l’album COLLAGE del 1971, con l’inizio della collaborazione artistica e produttiva con Gian Piero Reverberi e il generale apprezzamento del progetto che aprirà poi la strada a decine di altre formazioni, i tre si ritrovano in Sardegna per produrre nuovo materiale.
Finalmente Toni può mettere mano sul tanto agognato sintetizzatore, per il quale si era più volte recato a Londra, e tanta è la voglia di realizzare un album importante. I nuovi brani che vengono composti, pur non rispettando lo sviluppo di una trama univoca hanno un filo conduttore omogeneo: il rapporto difficile, a volte violento, mai comprensivo, dell’uomo verso la donna.
La copertina è affidata, come pure quella di STORIA O LEGGENDA del 1977 e una successiva antologia 70-80, al pittore Walter Mac Mazzeri, qui col quadro Garbo di neve, senza dubbio una delle cover più belle dei 70, chiaramente ispirata al brano Gioco di bimba e a quell’uomo di pezza che non comprende e troppo spesso, ancora oggi, spaventa e uccide.

L’intro del primo brano, Una dolcezza nuova, è potente, aggressivo, e palesa all’istante la direzione progressiva dell’opera, Pagliuca rielabora con forza la Ciaccona della Partita n.2 in D minore BMW 1004 di Bach per lasciare poi il passo al melodico piano di Reverberi che introduce l’atmosfera portante della favola oscura. Un brano che avrebbe potuto anche chiudere il concept proprio per questo suo essere sinossi e archetipo e per la chiusa del testo “C’è nei tuoi occhi una dolcezza nuova, nuova per te”, prova di una riconquistata serenità che non tiene conto del senno di poi.
Segue infatti Gioco di bimba, una fiaba nera appunto, dove il clima sognante di una fanciulla che gioca sull’altalena è spezzato, anche musicalmente, da un atto di violenza. Il tema orecchiabile, il tre quarti leggero e di ottima fattura melodica, il cantato etereo e il testo criptico che non rende pienamente comprensibile l’argomento drammatico, contribuiscono all’enorme successo del brano che scala la classifica di vendita e consegna al gruppo il primo disco d’oro. Il successo fu oggetto di diatribe, oggi incomprensibili, con la schiera dei puristi di allora per le pretestuose accuse di compromessi di mercato e ambiguità di genere.
È possibile ascoltare Gioco di bimba nella colonna sonora della serie Il mostro di Firenze del 2009.
La porta chiusa, marcato dall’oscuro incedere dell’elettronica e dalla ritmica sincopata di Dei Rossi, è un brano ricco di soluzioni armoniche, sospeso e angosciante, su un timore che impedisce la scoperta. Il tema al sintetizzatore, le galoppate della batteria, gli stop and go, le improvvise variazioni di ritmica e tempo, gli estatici intarsi di organo, il testo sibillino e in questo caso più orpello che necessità, ne fanno ancora oggi un perfetto esempio di prog ancora scevro da ridondanze ed eccessi.
Breve immagine è un piccolo cammeo, parte sospeso e si apre poi nel ritornello arioso e positivo, l’ideale banale di donna che evita le implicite complessità.
Un viaggio pacificato nella pazzia è Figure di cartone, melodica, piana, con una fuga al sint che si eleva sullo sguardo pacificato di una donna perduta nel suo mondo di fantasia.
Aspettando l’alba è ancora sogno, contorni cancellati dal buio, amore forse donato e forse rubato, ritorna, con l’arpeggio di chitarra, l’amara insoddisfazione finale.
Lo strumentale Alienazione chiude l’album, ancora con un andamento inquietante, cinematografico, ricco di sorprese, le rullate contrapposte alle dissonanze di piano ed elettronica, tra loop e svisate, a chiudere un album che resta tra i migliori album italiani di sempre.

Recommended Posts