Bobo Rondelli
PER AMOR DEL CIELO

CD Live Global, 2009

di Giulia Pratelli

È il 2009 quando Bobo Rondelli rompe i sette lunghi anni di silenzio che seguono l’istrionico e irriverente DISPERATI, INTELLETTUALI, UBRIACONI prodotto e arrangiato da Stefano Bollani, con l’uscita di PER AMOR DEL CIELO. L’album (il terzo da solista per l’artista livornese) contiene 9 tracce e mostra una vena più confidenziale rispetto ai lavori precedenti, sottolineando l’abilità della sua penna e mettendo maggiormente in mostra una vocalità capace, calda e avvolgente. La produzione di Filippo Gatti (Elettrojoyce) predilige suoni morbidi, quasi sempre acustici, che lasciano alla voce di Rondelli un ruolo centrale, da protagonista.

Le porte del disco si aprono in punta di piedi, sulle note di un piano e di una chitarra che danno inizio a quel malinconico e nostalgico Viaggio d’autunno che porta “sulla lama di un coltello che carezza il cuore” dove si può “dolcemente farsi male”. È proprio la malinconia uni dei fili conduttori di questo lavoro, sempre in bilico tra il presente e la nostalgia del passato, che può portare con sé un’ombra di tristezza ma lascia sempre accesa una piccola luce di speranza, a volte lontana ma comunque viva. In equilibrio tra sacro e profano, c’è spazio per “gli amanti che non hanno futuro / ma hanno accesso alle chiavi delle stanze più alte / e ai fondali più profondi / di perle e di luce” (Per amor del cielo) e per canzoni che non hanno le parole per finire ma portano lontano, dove si fa “leggera la morte / perché l’amore è parte / eterna dell’universo” (Soffio d’angelo). C’è il racconto di un tempo perduto, ma che ancora emoziona: come il ricordo dei tempi in cui si saltava la scuola e si scavalcavano le finestre per rubare una dolcissima e sognante Marmellata. Ascoltando questo album ci si ferma, per non ripartire, a Livorno, grazie all’omaggio struggente di Madame Sitrì e quel famoso “viaggio d’andata senza ritorno”. La narrazione fluttua tra la dimensione orizzontale e quella verticale, mantenendosi sempre interessante, fresca e vicina agli alti e bassi della vita di ognuno di noi. Si attraversa con serenità l’assenza in Mia dolce anima e si tiene sempre lo sguardo alto verso il cielo, in qualche modo il vero protagonista di tutti i brani. È un soggetto multiforme, capace di assumere significati diversi e diventare consolazione, obiettivo e poi punto di riferimento, tensione che consente un innalzamento dei sentimenti e dei temi trattati, che però non si allontanano mai davvero dal quotidiano e dal piano della realtà. L’azzurro è anche simbolo di unione e superamento dei confini, perché “ogni occhio se vuole / si prende la luna intera / le stelle, comete e il sole”, come ci ricorda Il cielo è di tutti, testo nato dalla penna inconfondibile di Gianni Rodari e musicato da Rondelli.
Penultima traccia è la dolce Licantropi che bilancia la paura di affrontare giorni duri con la consolazione del ritrovare la persona amata al rientro, la sera. Chiude il cerchio un piccolo spaccato di vita familiare dal titolo Niente più di questo è l’amore, che racconta momenti piccoli ma preziosi come il veder tornare la propria compagna stanca da lavoro o crescere i propri figli, per poi “scivolare” nella fugace attrazione per un altro corpo, incrociato per strada dopo aver accompagnato i bimbi a scuola… “ma questa è già un’altra canzone” che, probabilmente, ascolteremo o abbiamo già ascoltato in un altro disco.

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