Andrea Laszlo De Simone
UNA LUNGHISSIMA OMBRA
42Records, 2025
- Il buio (Andrea Laszlo De Simone)
- Ricordo tattile (Andrea Laszlo De Simone)
- Neon (Andrea Laszlo De Simone)
- La notte (Andrea Laszlo De Simone)
- Colpevole (Andrea Laszlo De Simone)
- Quando (Andrea Laszlo De Simone)
- Aspetterò (Andrea Laszlo De Simone)
- Per te (Andrea Laszlo De Simone)
- Un momento migliore (Andrea Laszlo De Simone)
- Diffrazione (Andrea Laszlo De Simone)
- Pienamente (Andrea Laszlo De Simone)
- Planando sui raggi del sole (Andrea Laszlo De Simone)
- Spiragli (Andrea Laszlo De Simone)
- Quello che ero una volta (Andrea Laszlo De Simone)
- Rifrazione (Andrea Laszlo De Simone)
- Non è reale (Andrea Laszlo De Simone)
- Una lunghissima ombra (Andrea Laszlo De Simone)
DE SIMONE E LA CAVERNA DI PLATONE
Come recita Prospero ne La Tempesta “siamo della stessa sostanza di cui son fatti i sogni”, vivendo con la consapevolezza sempre maggiore che l’infinito intravisto da ragazzi, ai tempi della prima voglia quando si godeva ancora, sia solo illusione ridotta via via, dai rovesci dei giorni, a orizzonti minori, a miraggi impalpabili destinati a un lento svanire, a panorami limitati da muri pieni di cocci di bottiglia che rendono vano questo nostro oscuro scrutare.
Andrea Laszlo De Simone, polistrumentista produttore e arrangiatore, con un percorso in continua evoluzione e indefessa coerenza, arriva a questo nuovo concept album dopo l’autoprodotto HECCE HOMO del 2012, l’ottimo UOMO DONNA nel 2017, il multimediale IMMENSITÀ nel 2019, la colonna sonora del film Promises nel 2021 e quella de Le Regne Animal di Thomas Cailly nel 2023 che gli è valso il Premio Cesar.
Quelle di Andrea sono canzoni necessariamente atipiche, figlie di un’urgenza impotente e sanguinosa di fronte a una realtà che ha perduto sonno e sogni, tanto dura e pervasiva da spedire la coscienza di se nel mondo delle impressioni, un disagio atemporale che sposta le composizioni nella caverna ombrosa e sfumata di Platone, nell’immanente onirico senza tempo dove possono convivere, ad accompagnare il dolore inadeguato degli spostati, tutti i suoni le immagini le parole e le melodie che gli/ci appartengono, in un personale eppure comune e comunicativo melting pop musicale alluppato, affascinante, incerto, che si scompone e ricompone in creativa originale forma canzone antica e nuova, senza soluzione di continuità.
Un’urgenza che porta i brani a dilatazioni psichedeliche e moderatamente prog, a dissolvimenti e materializzazioni da camera oscura, ad andamenti che troppo bene si adattano a momenti cinematografici per non essere ormai matrice assodata del nostro. Egli infatti ha anticipato l’album con un film esposizione di quadri interiori che accompagna in maniera assolutamente non didascalica il mood e l’intenzione generale, approfondendo il percorso introverso, dal tramonto all’alba, già perlustrato nel 2021 con l’Immensità Orchestra.
L’utilizzo di strumenti canonici con altri atipici, flauto traverso, flicorno, tromba, clavicembalo, violoncello, accompagnati da suoni fenomenici naturali o vitali come quello degli zoccoli e di un’elettronica parsimoniosa e giustificata, materializzano il plastico dinamico tappeto che sostiene le profonde liriche esistenziali, a partire da un imbrunire che fa filtrare i ricordi come fiori incolti fra le rovine. Ed è dalle incrinature del buio che torna a filtrare, alla fine, la luce.
Alberto Marchetti
UNA LUNGHISSIMA OMBRA
Michele Neri
fotografia: Richard Dumas







