DOMANI SI VIVE E SI MUORE - INEDITI DI MICHELE L. STRANIERO
CD Book BN CD 036; 29/09/2023 Italia
1. Ho incontrato Michele Straniero (Gazich-Sirianni)
2. Lettera ai genitori (Straniero-Gazich-Sirianni / Gazich-Sirianni)
3. Le case, le strade, la gente (Straniero-Gazich-Sirianni / Gazich-Sirianni)
4. Domani si vive e si muore (Straniero-Gazich-Sirianni / Gazich-Sirianni)
5. L'altro (Straniero-Gazich-Sirianni / Gazich-Sirianni)
6. Da un ciclo umano (Straniero-Gazich-Sirianni / Gazich-Sirianni)
7. Il corridoio del Nautilus (Straniero-Gazich-Sirianni / Gazich-Sirianni)
8. Marta (Straniero-Gazich-Sirianni / Gazich-Sirianni)
9. L'amore è sempre il punto (Straniero-Gazich-Sirianni / Gazich-Sirianni)
10. Danzacronaca (Gazich-Sirianni)
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Note e Curiosità:- Confezione in cartonicno con libro spillato.
Recensione:Il 29 settembre al Polo del ‘900 di Torino c’è stata la presentazione dell’album DOMANI SI VIVE O SI MUORE di Michele Gazich e Federico Sirianni, disco basato su alcune poesie inedite di Michele Straniero ritrovate dal nipote Giovanni e musicate dai due cantautori. Non deve stupire che un centro culturale di prestigio nato per la ricerca e la valorizzazione del patrimonio storico piemontese del secolo scorso sia stata la sede per un’iniziativa di questo tipo perché l’importanza di Straniero supera i confini della canzone d’autore italiana, di cui è stato uno dei padri insieme agli altri Cantacronache: la sua opera di ricercatore etnomusicale, come una sorta di Alan Lomax subalpino (fu tra i fondatori nel 1966 dell’Istituto Ernesto De Martino), di divulgatore delle canzoni di lotta del passato (emblematico l’episodio legato a O Gorizia, cantata al Festival dei Due Mondi di Spoleto nel 1964), di organizzatore di iniziative per la pace (l’esperienza in Sicilia con Danilo Dolci) ma anche di studioso della musica leggera (la rivista «Latoside», curata con Luigi Granetto) e di autore per artisti come Milva (suo il testo della cover di Et maintenant di Bécaud inciso dalla cantante) ne fa una figura a tutto tondo di rilievo nel panorama culturale italiano del ‘900. Da ricordare i suoi studi sulla storia delle religioni e la religiosità popolare, frutto della sua esperienza da adolescente nel gruppo Emmanuel Mounier dell’Azione Cattolica (con gli amici Umberto Eco, Furio Colombo e Gianni Vattimo), nato in quei territori di frontiera tra la chiesa e il mondo operaio che a Torino in quegli anni videro nascere esperienze come i preti operai e la Gioc, e che ritornerà anche nella scrittura delle canzoni: basti pensare a Gesù che con i quattro evangelisti ne La zolfara accoglie in Paradiso i minatori. Tornando al disco, non è un compito facile mettere in musica dei testi scritti non per essere cantati ma letti, quindi con una metrica non sempre adattabile a una melodia, e infatti questi tentativi spesso non riescono; nel caso di Gazich e Sirianni invece le canzoni sembrano essere nate già come tali e se non si fosse a conoscenza della genesi del progetto si potrebbe pensare che i testi siano stati realizzati apposta per queste musiche, segno dell’attenzione e della cura con cui i due hanno effettuato il lavoro di scrittura. La stessa cura emerge anche in altri aspetti: dalla copertina con una foto di Renzo Chiesa, dalla grafica del libretto (in cui oltre a foto inedite e ai testi vi sono i contributi di Fausto Pellegrini e Giovanni Straniero, con quelli di Gazich e Sirianni), dagli arrangiamenti acustici, dalle esecuzioni dei musicisti (oltre a Sirianni alla chitarra e Gazich al violino, alla viola e alle tastiere, fondamentale l’apporto di Marco Lamberti al basso, al banjo e alla chitarra; in due brani partecipano Maurizio Bettelli all’armonica e Andrea Del Favero all’organetto), dagli ospiti (Fausto Amodei, Giovanna Marini, Gualtiero Bertelli, Alessio Lega, Giangilberto Monti e Giovanna Famulari) e dalla registrazione, effettuata per lo più allo studio Transeuropa di Torino da Fabrizio Chiapello. Il disco ci presenta un altro aspetto di Michele L. Straniero, poiché la maggior parte delle otto poesie hanno tematiche più legate alla sua vita personale, come la toccante Lettera ai genitori (“Per voi io ho sperato… / Per voi io ho studiato… / Per essere un albero fecondo / o un re come voi sognavate”), Le case, le strade, la gente (in cui nella descrizione di “un cielo pesante che sa di lamiera” si riconosce la sua città, Torino) o Domani si vive e si muore; riaffiora invece l’autore attento a certe tematiche in Da un cielo umano, a parere di chi scrive uno dei brani più riusciti, sul tema della pace caro a Straniero (la già ricordata amicizia e collaborazione con Dolci emerge da versi quanto mai attuali come “Aspetto che la colomba della pace / ripassi un giorno o l’altro da queste parti” o “E aspetto che tutte le armi, anche quelle dei bambini, facciano cilecca”). Le otto poesie sono racchiuse a mò di cornice da due brani nuovi scritti da Sirianni e Gazich e perfettamente amalgamati con l’insieme: Ho incontrato Michele Straniero, che cita La zolfara e luoghi cari al cantautore come il Monte dei Cappuccini o San Salvario e vede la partecipazione del nipote Giovanni che recita i versi introduttivi e di Gualtiero Bertelli che canta una strofa, e la conclusiva Danzacronaca in cui si immagina Straniero che, dopo la morte, incontra gli amici scomparsi (Eco, Calvino, De André, Dolci, Gaber e Franco Lucà, fondatore del Folkclub). A parere di chi scrive, uno degli album più importanti dell’anno.
Vito Vita (Vinile 40, ottobre 2023)