BOCCA BACIATA NON PERDE VENTURA ANZI RINNOVA COME FA LA LUNA
CD 99134; 14/12/2016 Italia
1. Umana (Riondino)
2. La peste (Riondino)
3. Il giardino (Riondino)
4. Il monaco della Lunigiana (Riondino)
5. Madonna Filippa (Riondino)
6. Frate Puccio (Riondino)
7. La novella di Anichino (Riondino)
8. Il professore e l'autografo del Boccaccio (Riondino)
9. Tancredi e Ghismonda (Riondino)
10. Il falcone di Federico (Riondino)
11. Il falcone in cielo (Riondino)
12. La storia di una monaca (Riondino)
13. O se la morte viene... (Riondino)
14. Un collega geloso (Riondino)
15. Alatiel (Riondino)
16. Tancredi e Ghismonda (live il 25 novembre 2015) (Riondino)
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Note e Curiosità:- Canzoni dal Decameron di Giovanni Boccaccio - prefazione di Maurizio Fiorilla.
- Il falcone sulla chitarra in copertina è un tributo a Mimmo Paladino, che ha illustrato la novella di Federigo degli Alberighi per l'edizione del Decameron pubblicata della Treccani.
- La versione live di Tancredi e Ghismonda è stata registrata in concerto al Teatro Palladium di Roma il 25 novembre 2015.
Recensione:David Riondino è un artista totale, dall’anima rinascimentale. Cultura, musica e arte in lui si fondono e prendono strade impreviste, originali e universali. Lo sappiamo da sempre e quindi i due album realizzati tra il 2016 e il 2017 non ci sorprendono, né per contenuti né per bellezza. Cominciamo col primo, IL BOLERO COME TERAPIA, realizzato con l’Open World Jazz Quartet, cioè la chitarra di Claudio Farinone, la fisarmonica di Fausto Beccalossi, il contrabbasso di Carlos “el tero” Buschini, la batteria di Francesco D’Auria. È un lavoro che arriva da lontano e parte da un’antica intuizione dell’attore e scrittore Humberto Dorado, secondo il quale ogni bolero rappresenta un caso clinico d’amore e quindi i boleristi latinoamericani, tra gli anni ‘30 e gli anni ’60, avrebbero svolto una forma di psicoterapia popolare. Così Riondino – improvvisandosi psicologo in musica – ha reinterpretato antichi boleros, qualche tango e alcune composizioni contemporanee - al bolero vicine per spirito e forma - tra cui una sorprendente Il mondo che vorrei di Vasco Rossi. Un album che in alcuni momenti carezza l’anima. L’altro disco, che prende il nome da una novella sulla figlia del Sultano di Babilonia, arriva diretto da una trasmissione di Radio Tre. Sono canzoni che nascono infatti per commentare la lettura dell’intramontabile DECAMERON di Giovanni Boccaccio e che l’artista toscano ha realizzato grazie a Mirio Cosottini (per gli arrangiamenti) e al Professor Maurizio Fiorilla. Il DECAMERON è un’esperienza di vita, sia che venga letto o rappresentato, sia che venga cantato e rivissuto come fa Riondino. Ascoltandolo non ci resta che seguire le sue tracce mentre si trasforma in cantastorie e sceglie una chiave musicale e di linguaggio in linea con le storie narrate, che diventano vive e mordenti. Alla fine ci ritroviamo tra le colline fiorentine, in salvo, mentre in città infuria la peste… riusciamo forse a immaginare niente di più contemporaneo, in questo nostro passaggio storico, di una brutta peste che infuria?
E dopo aver narrato e cantato con voce impostata, Riondino svolazzando se ne va, trasformandosi alfine nel falcone di Federigo degli Alberighi, che riesce magari a fuggire un attimo prima… di diventar pietanza per dame inconsolabili!
Elisabetta Malantrucco (Vinile 7, aprile 2017)
Nessun artista italiano sa cantare “le notizie” come David Riondino. In questo disco del 2016 si è confrontato con un repertorio davvero insolito: le novelle del Decamerone del Boccaccio. Nella presentazione Riondino scrive: “La riduzione in ballata di una novella, o di un qualsiasi altro prodotto letterario, è una lodevole attività imparentabile con quella della traduzione. Due sono gli elementi che entrano in gioco: la sintonia con il carattere della novella in questione, e i suggerimenti ritmici e melodici che la novella nasconde”. In questo disco uscito alla fine del 2016 – e che ritengo uno dei più belli del decennio, Riondino opera una sintesi di queste due istanze da lui enunciate, pressoché perfetta. Il carattere di ogni novella e l’impianto ritmico adatto a ciascuna di essa sono restituiti con grande efficacia. Gli adattamenti dei testi dimostrano ancora una volta la capacità artigianale di David nel gestire rime, assonanze, capriole verbali e finezze lessicali.
Le storie piccanti come Il monaco della Lunigiana oppure La novella di Anichino, quelle più drammatiche come la bellissima La peste e come Tancredi e Ghismonda e ancora la medievale Il giardino con la bella voce di Monica Demuru, sono solo una parte di un progetto per certi versi straordinario, nato da una trasmissione radiofonica del 2013, condotta dal professor Maurizio Fiorilla e intitolato Umana cosa, come la prima canzone di questo album. Queste canzoni furono composte da Riondino per quell’occasione e registrate un po’ di corsa. Per fortuna tre anni dopo è arrivata un’edizione discografica a rendere giustizia a questi capolavori.
Gli arrangiamenti, davvero azzeccati e completamente funzionali all’insieme, sono di Mirio Cosottini, tra i nomi dei musicisti spicca quello del chitarrista Paolo Ceccarelli, del bassista Alessandro Berti e della già citata Monica Demuru. A loro si uniscono il clarinettista Fabio Battistelli, il violoncellista Riccardo Dalla Noce, il percussionista Michele Fondacci. Mirio Cosottini oltre a dirigere le operazioni, suona pianoforte tromba, tastiere e flauto. David Riondino ha realizzato un album atipico, complesso, elevato ed è riuscito a fare anche un prodotto divertente e gradevole a ripetuti ascolti. Da leggere o da sfogliare, da godere.
Michele Neri (Ardisc, maggio 2021)